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ContributoLe loot box e il trading di skin al centro di cause legali nel gaming, tra polemiche sul valore di rivendita
21 settembre 2026
L'industria dei videogiochi è sotto crescente scrutinio per le loot box e lo scambio di skin, con il procuratore generale di New York che ha citato in giudizio Valve. Il dibattito sul se le ricompense nei giochi costituiscano attività di gioco d'azzardo è tornato in primo piano tra i regolatori. Nel febbraio 2024, il procuratore generale di New York Letitia James ha intentato una causa contro Valve Corp., sostenendo che le loot box in Counter-Strike 2, Team Fortress 2 e Dota 2 violano le leggi statali sul gioco d'azzardo offrendo agli utenti la possibilità di vincere oggetti virtuali rari e di valore monetario. La causa segue una ricerca del 2018 che ha rilevato come le loot box siano strettamente collegate a comportamenti di gioco d'azzardo problematico e un rapporto del Parlamento Europeo del 2020 che ha notato la somiglianza di questi meccanismi con il gioco d'azzardo. Mentre il trading di skin e le loot box attirano crescente attenzione legale, il focus si sposta su come gli oggetti virtuali siano considerati beni di consumo.
Le accuse e le prove sulle loot box
Le loot box sono sotto la lente d'ingrandimento da anni, con regolatori, accademici e media che ne evidenziano sempre più le somiglianze con il gioco d'azzardo per la randomizzazione e le caratteristiche "simili alle scommesse". Una revisione sistematica del 2019 ha rilevato che il coinvolgimento con loot box e attività ludiche simili era positivamente associato al gioco d'azzardo e al gaming, con effetti che variavano da piccoli a medi. Lo studio ha anche collegato la partecipazione a disagio mentale e impulsività.
Il rapporto del Parlamento Europeo del 2020 sulle loot box ha riscontrato che questi oggetti presentano meccanismi di ricompensa casuali e una stretta somiglianza con giochi di fortuna, e che la questione è stata controversa almeno dal 2012. Tuttavia, lo stesso rapporto ha osservato che questi prodotti generalmente non sono considerati gioco d'azzardo in senso legale.
GambleAware, un'organizzazione britannica focalizzata sul gioco d'azzardo problematico, avverte anche sull'interazione tra loot box e scommesse. Il rapporto del 2022 dell'ente ha affermato che gli studi hanno costantemente rilevato che il coinvolgimento con le loot box è associato a comportamenti di gioco d'azzardo problematico. In questo contesto, New York sta intraprendendo un'azione legale diretta.
Le skin di Counter-Strike al centro della disputa
Presentata alla Corte Suprema dello Stato di New York, la citazione nomina Valve come convenuto, ribadisce i legami tra loot box e gioco d'azzardo, e si concentra sulle loot box di Counter-Strike come esempio principale. James sostiene che le loot box in Counter-Strike (e altri giochi) inducono gli utenti a pagare per avere la possibilità di vincere un oggetto virtuale raro di rilevante valore monetario, che potrebbe poi essere rivenduto.
Il procuratore generale cita una skin venduta per oltre $500.000 nel 2023, e afferma che il mercato delle skin di Counter-Strike valeva oltre 2,3 miliardi di dollari a marzo 2024. James aggiunge che gli utenti possono acquistare e vendere skin per crediti Steam Wallet sullo Steam Community Market, e che Valve è stata tollerante - e a volte favorevole - verso mercati terzi che operano con denaro contante. La causa sostiene inoltre che Valve abbia continuato a operare con loot box pur sapendo di essere coinvolta in attività di gioco d'azzardo illegali.
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La denuncia si basa sulla violazione dell'articolo I, sezione 9 della Costituzione dello Stato di New York, oltre che sulle sezioni 225.05 e 225.10 del codice penale, e chiede provvedimenti ingiuntivi, restituzioni, disgorgement e danni tripli. In altre parole, James chiede alla corte di fermare la pratica, di ordinare a Valve di restituire il denaro ai consumatori e di versare eventuali guadagni ottenuti. La denuncia vuole anche che la corte triplichi tali guadagni se si dovesse accertare la violazione intenzionale della legge.
I regolamenti più ampi nel gaming
New York non è l'unica a mettere in guardia i grandi studi di gioco sulle loot box, ma sta andando oltre molti altri regolatori nel caratterizzare le loot box come equivalenti strutturali al gioco d'azzardo. Molte giurisdizioni e autorità hanno dichiarato pubblicamente che le loot box non costituiscono gioco d'azzardo, inclusa la UK Gambling Commission, che ha affermato come il Gambling Act del 2005 non includa le loot box. Pur esprimendo preoccupazione per la linea sfumata tra gaming e gioco d'azzardo, il Regno Unito ha dichiarato nel 2020 che le loot box disponibili commercialmente non erano considerate prodotti da gioco d'azzardo.
Il rapporto del Parlamento Europeo del 2020 nota similmente che, a livello nazionale, le loot box non sono considerate gioco d'azzardo in senso legale nella maggior parte delle giurisdizioni. Ma regolatori e accademici stanno enfatizzando le analogie con il gioco d'azzardo per spiegare i problemi associati alle loot box. Ad esempio, il Parlamento Europeo ha evidenziato come le loot box inducano i giocatori a rischiare piccole somme di denaro con l'inaffidabile sogno di vincere un premio fortunato particolarmente appetibile. Questa vicinanza al gioco d'azzardo è forse ancora più evidente nel caso del trading di skin.
Il trading di skin ha alimentato le indagini legali sulle loot box. Nella denuncia di New York, James ha affermato che il mercato delle skin di Counter-Strike valeva oltre 2,3 miliardi di dollari a marzo 2024. Il procuratore generale ha citato l'opacità nel comunicare le probabilità, la mancanza di verifiche sull'età e l'assenza di protezioni di base per i consumatori. Questo indica un cambiamento normativo più ampio in cui trasparenza, protezione dei minori ed etica del mercato sono tutti sotto intensa analisi.
Sebbene l'UE non abbia classificato le loot box come gioco d'azzardo, e il Regno Unito si sia tirato indietro da una regolamentazione aggressiva in tal senso, la causa di New York rappresenta una visione estrema che obbligherà le aziende a riesaminare i parametri legali entro cui operano le loot box. Valve ha subito critiche da accademici e regolatori per non aver adeguatamente divulgato le probabilità di ottenere un determinato oggetto e per aver permesso mercati terzi contanti per oggetti da loot box. Queste pratiche sono ora sotto esame legale, e il quadro normativo più ampio è probabile che cambi.
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